Sunday, June 3, 2012
Numero centocinquantadue
Numero centocinquanta
Numero centoquarantanove
Numero centoquarantotto
Wednesday, April 11, 2012
Numero novantanove
Tuesday, April 10, 2012
Numero novantotto
Friday, March 30, 2012
Numero ottantotto
Caro Vittorio
a proposito dei mobili della Borsa Gabetti e Isola, recuperati qualche anno fa dal deposito della Borsa e poi custoditi in deposito presso il Comune, quindi trasferiti alla Manifattura Tabacchi, ti comunico che ora devono trovare altra collocazione di deposito. L'Ufficio tecnico del Politecnico ha escluso il deposito presso il Castello, e mi ha suggerito di rivolgermi a Te per l'ipotesi di container nell'area OGR (sic).
Ancora una volta si fa pressante la necessità di trovare uno spazio in cui accogliere le memorie materiali (spesso ingombranti per chi si occupa soltanto di documenti e di file) di una "città industriale" che giorno dopo giorno dimostra di soffrire di Alzheimer. Che fare?
Per intanto acquisteremo nuovi container e poi...
Sunday, February 19, 2012
Numero cinquanta

Accadeva nel 2005, quando assieme all'Università degli studi di Torino si cercò di trovare uno spazio dove incominciare l'avventura di un "repository" per le memorie materiali della Città delle Macchine. Si trattava di un capannone ex Fiat TTG in via Cuneo 20. Ma anche quella rimase soltanto "lettera morta".
Sunday, February 5, 2012
Numero trentasette
Thursday, February 2, 2012
Numero trentaquattro
Sunday, January 29, 2012
Numero ventinove
Saturday, January 28, 2012
Numero ventotto
Torino, 28 gennaio 2012 - Numero ventotto

La società industriale produce manufatti e nella logica dei consumi l'obsolescenza impone il rinnovamento. Anche le "cose" più ingombranti devono lasciare lo spazio ad altre e così la legge del "dimenticare per ricordare" ci pone spesso di fronte a dilemmi che sembrano insolubili. La sorte subita dallo Stadio delle Alpi ha lasciato, nella dimensione materiale della memoria, solo alcuni "frammenti" che sono stati conservati in questo Politecnico. Ma perché la memoria si mantenga viva il reperto deve subire una metamorfosi, e in questo caso è la dimensione artistica ha operato la trasformazione, sicché un nodo di cavi e tiranti è diventato l'Hydra delle Alpi, opera di Vittorio Marchis. Con un intervento conservativo del "pezzo", messo in sicurezza consolidando le parti mobili, si è provveduto a rendere stabile la struttura che ora si erge verticalmente per dimostrare visivamente il suo dinamismo, dove i cavi tranciati estendono nei trefoli la forza che ricorda la loro originaria funzione. L'intervento artistico, consistente in una coloritura superficiale con toni e forme che la riportano all'aspetto familiare di un "giocattolo" vuole in questo modo smitizzare una funzione tecnologica trasferendola, anche concretamente, a una dimensione quotidiana e familiare. Ma l'Hydra delle Alpi ricorda in un certo senso anche l'operazione che nel mondo antico subivano le sculture di marmo sempre ricoperte da vivaci pigmenti. E così si comprende nella sua totalità il nome che nell'Hydra richiama la mitologia greca e nelle Alpi la sua originaria destinazione. Senza dimenticare che l'Hydra rimanda all'acqua, la protagonista dell’evento del 20 giugno 2011, che la vede collocata negli Spazi del Cortile Vallauri della Cittadella Politecnica dove tiene compagnia al "Punto Acqua Smat".
Wednesday, January 18, 2012
Numero diciotto
Torino, 18 gennaio 2012 - Numero diciotto
Il giorno 18 gennaio 2012 i membri del Comitato del Museo e Documentazione Storica del Politecnico sono stati ricevuti dal pro rettore e dal direttore amministrativo secondo quanto richiesto dall'ultima riunione di mercoledì scorso. Erano presenti il prof. Marco Gilli, la sig.ra Maria Schiavone, il dott. Enrico Borgo e i membri del Comitato ing. Gianfranco Albis, e i professori Fiorucci, Novello e Marchis. Dal colloquio è emerso che:
1. la ristrutturazione amministrativa del Politecnico comporterà una gestione centralizzata in staff al direttore generale del personale afferente alle attività del Museo e della Documentazione Storica. Al direttore generale, o a suoi delegati saranno riferite tutte le pratiche del personale;
2. le funzioni scientifiche e operative restano per ora immutate nella loro delega al responsabile scientifico affiancato dal Comitato;
3. per quanto riguarda gli spazi, anche su sollecitazione del Comitato, sarà cura della Amministrazione il provvedere alla pianificazione di un progetto che in futuro dovrà portare alla realizzazione di una sede sia operativamente sostenibile per le funzioni richieste, sia in grado di fornire anche all'esterno un'immagine adeguata del patrimonio storico scientifico e tecnologico dell'Ateneo.
Da parte di tutti è emersa la necessità di rafforzare i collegamenti tra Amministrazione e Museo onde ottimizzare le risorse e per realizzare in tempi ragionevoli i progetti in corso.
Sunday, January 15, 2012
Numero quindici
Torino, 16 gennaio 2012 - Numero quindici
Ancora un documento datato 2008 a testimonianza dei progetti, sviluppati e purtroppo sinora non ancora realizzati, da parte del CEMED del Politecnico di Torino.
PROGETTO L’OfT (L'Officina Torinese)
Giugno 2008
a cura di Vittorio Marchis
La prospettiva di collocare in un edificio industriale le consistenze materiali dei reperti tecnologici e industriali, al fine di creare uno spazio espositivo e comunicativo della “memoria della Torino delle macchine” vede il Centro Museo e Documentazione Storica del Politecnico di Torino favorevole alla costituzione di un “polo”, il quale, potrà risolvere in primis i gravi problemi “di archiviazione e di spazi” dei propri materiali e delle proprie macchine. Ma non solo, perché ormai sono molteplici le esigenze di privati e di imprese che, mutate le proprie attività, intendono affidare a un’istituzione la propria memoria materiale, fatta di macchine, di modelli e di prodotti.
Il L’OfT non è un “museo” perché non conserva passivamente la memoria del passato, ma piuttosto ripropone il passato come chiave per interpretare il presente e per progettare il futuro.
Il L’OfT non è un “magazzino” perché i materiali in esso conservati si mettono a disposizione del pubblico come i libri di una biblioteca o come i documenti di un archivio.
Il L’OfT non è una “scuola” perché non si propone come centro di istruzione ma come luogo di partecipazione attiva di un pubblico eterogeneo, e non specificamente scolarizzato.
Il L’OfT non è un “teatro” nel senso tradizionale perché in esso le “macchine” e le “cose” sono i veri attori delle rappresentazioni che le coinvolgono.
Il L’OfT non è una “galleria” dove si espongono temporaneamente degli oggetti, ma piuttosto una “strada” dove si possono incontrare i protagonisti dei contesti industriali e tecnologici della “Torino delle macchine”.
In una prima idea progettuale, si dovrebbero prevedere, a fianco delle “cantine”, dove si depositano in riserve accessibili e consultabili le scritture materiali della “Torino delle macchine”, anche un “teatro delle macchine” (con una capienza di 150 posti, per le attività pubbliche e di spettacolarizzazione), una “passerella” (eventualmente strutturata anche su più piani per la esposizione temporanea dei reperti) e una “officina” (per il il restauro e la gestione dei materiali). Il L’OfT potrà essere vero crocevia di culture e saperi, dalle tecniche alle filosofie.






