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Sunday, June 3, 2012

Numero centocinquantadue

Torino, 3 giugno 2012 - Numero centocinquantadue


La notte tra l'8 e il 9 dicembre del 1942 l'edificio del Politecnico, già Museo Industriale Italiano, che sorgeva sul sito dell'attuale piazza Valdo Fusi, venne bombardato da una incursione dell'aviazione inglese.

Numero centoquarantasei

Torino, 28 maggio 2012 - Numero centoquarantasei

L'autovettura "romboidale" progettata da Alberto Morelli 

Per alcuni disguidi tecnici alcuni numeri di "Daily MAP News" escono oggi in ritardo: ce ne scusiamo soprattutto con i nostri 44 affezionati lettori.

Monday, May 14, 2012

Numero centoventinove

Torino, 11 maggio 2012 - Numero centoventinove

A colpi di bit

AcolpiDiBit_1

Il rettore prof. Marco Gilli introduce l'evento. Il successo del match tra Olivetti Programma 101, Apple I e Amstrad CPC ha avuto grande riscontro sui media: ecco una prima rassegna:




Sunday, May 6, 2012

Numero centoventicinque

Torino, 7 maggio 2012 - Numero centoventicinque


Mancano due giorni al grande match tra personal computer, "a colpi di bit". Il 9 maggio, con inizio alle ore 10.00, nell’Aula Magna del Politecnico di Torino, in corso Duca degli Abruzzi 24, avrà luogo la sfida in tre round tra tre computer-icona della storia della Rivoluzione Informatica: Sul ring: la Programma 101 (Olivetti, Italia, 1965), l’Apple-1 (Apple Computer, USA, 1976) e l’Amstrad CPC (Amstrad, UK, 1984).

Saturday, May 5, 2012

Numero centoventiquattro

Torino, 6 maggio 2012 - Numero centoventiquattro

IL MAGGIO DEI LIBRI:
a Torino si legge in tram, in biblioteca e al museo


Iniziativa promossa dal Consiglio regionale del Piemonte - Biblioteca della Regione Piemonte
Letture curate dagli attori Matteo Brancaleoni, Claudio Dughera e Claudia Martore.
Partecipazione gratuita fino ad esaurimento dei posti a sedere sul tram
Info: tel. 011.57.57.371

 

Martedì 8 maggio, con partenza da Piazza Carlina alle ore 16.00, sul tram con Vittorio Marchis a  parlare e ascoltare intorno al libro 150 (anni di) invenzioni italiane (Edizioni Codice).

Sunday, April 29, 2012

Numero centodiciassette

Torino, 29 aprile 2012 - Numero centodiciassette


"Invero nelle società umane gli elementi utili che le costituiscono non soggiacciono mai a completa distruzione, non sono cioè né possono essere annientati, ma o allo stato latente o allo stato attivo, o in forma di persone vive o nelle opere parlate, scritte, stampate, dipinte, scolpite, operate insomma in qualsiasi guisa e sotto qualsiasi forma, durano nell’organismo del quale siano parte naturale ovvero acquisita. Anche quando una istituzione cade, una persona muore, non scompaiono in tutto gli effetti derivati dal fatto solo della loro esistenza in un dato momento; si può dire con espressione biblica che perisce soltanto la figura dell’istituzione o della persona – transit figura. E se cotesti elementi utili li consideriamo come altrettante quantità dell’energia che avviva ogni organismo sociale, saremo condotti a scorgere che nel mondo delle nazioni c’è qualche cosa d’analogo alla legge della conservazione dell’energia che impera nel mondo della natura. D’analogo, dico, non d’identico. Certo non si può affermare che la somma delle quantità costituenti l’energia totale d’un aggregato sociale non possa essere aumentata né diminuita da qualsivoglia mutua azione degli elementi che lo compongono. Ma anche nel mondo delle nazioni, dato un momento qualunque della sua esistenza, vi è costanza nelle svariate guise della vita ch’esso vive; di quella forza attiva cioè che si estrinseca nella scienza, nell’arte, nella economia, nell’etica, nel diritto, nella religione. E intanto vi è questa costanza e sino a tanto dura in quanto e sino a quando gli elementi della composizione abbiano carattere organico, siano cioè coefficienti necessari dell’organismo, compiendovi funzioni utili. I quali elementi, come ho testè accennato, possono essere non solo originari nell’organismo, ma eziandio acquisiti. Infatti la scienza di un popolo, la sua arte, la sua economia, la sua etica, la sua religione e via dicendo contengono quasi sempre coefficienti che provengono da altre genti e si mescolano agli elementi dell’energia vitale propria di quel popolo e vi durano con pari costanza di quelli e subordinati alle medesime condizioni. [...]
"La più squisita se nono sempre la più vigorosa forma dell’energia sociale è quella da cui si sprigiona la luce intellettuale che dall’uomo irradia su tutto quanto esiste, è lo spirito scientifico. Il quale, com’è propria caratteristica dell’energia, compie un lavoro scoprendo il vero; vince la resistenza dissipando l’ignoranza. Il lavoro è duplice: lavoro d’investigazione che riesce alla teoria; lavoro di operazione che applica la teoria. E chiamo forma dell’energia sociale lo spirito scientifico a doppio titolo: perché dall’organismo sociale è prodotto e perché il lavoro che esso compie è sempre, consciamente o inconsciamente, lavoro collettivo. Ogni scoperta della scienza pura, ogni invenzione della scienza applicata ha una storia d’indagini e di prove, di ipotesi e di tentativi, di verificazioni e di esperimenti, di successi definitivi o parziali e di insuccessi d’ugual sorta: lavoro molteplice, diuturno, incessante traverso anni ed anni, a volte traverso i secoli. La teoria cellulare di Schwann e Schleiden era stata predisposta da Gaspare Wolff, e la teoria protoplasmica che la distrusse si formò in più d’un secolo da Rösel von Rosehof sino a Massimiliano Schultze. La teorica della elettricità positiva e negativa soggiacque ad una faticosa elaborazione da sir Guglielmo Watson a Beniamino Franklin. La lista di coloro che lavorarono alla produzione e allo sviluppo della teorica della conservazione dell’energia è lunga dal conte Rumford a Maxwell. I precursori di Darwin sono una falange; di soli francesi il Quatrefages ne conta otto. E così dicasi di tante e tante scoperte degli scienziati. In quanto alle applicazioni degli inventori, le opere svariatissime che ne espongono le vicissitudini, da’più rozzi conati a’risultati più efficaci, sono di comune notorietà, trattisi di libri anedottici come quelli di Figuier e di Smiles o di opere d’elevata coltura, come quella del Reuleaux.Lavoro collettivo sì, ma però quelle teoriche e quelle invenzioni si designano come opere individuali di coloro che posero nella giusta direzione il moto dapprima errante del pensiero investigatore o ricercatore. E ben a ragione perché nelle menti di costoro, come luce in foco, il pensiero scientifico scintillato da quelle dei precursori e collaboratori si raccolse e concentrò, svolgendosene poscia più potente ed efficace a vantaggio di tutti, sia ne’ riguardi della speculazione sia in quelli dell’applicazione."


Dal discorso del Prof. Salvatore Cognetti De Martiis, professore di Economia e Legislazione Industriale alla Scuola di applicazione per gl'ingegneri, in occasione della solenne apertura degli studi dell’anno accademico 1894-’95 nella Regia Università di Torino, letto il 3 novembre 1894.

Tuesday, April 24, 2012

Numero centotredici

Torino, 25 aprile 2012 - Numero centotredici

Guglielmo (Willy) Jervis a cui è dedicata un'importante via di Ivrea che costeggia gli stabilimenti Olivetti era nato a Napoli il 31 dicembre del 1901 e si era laureato in ingegneria al Politecnico di Milano. Dopo una breve permanenza nell'esercito si era prima impiegato alla Frigidaire e nel 1934 era stato assunto alla Olivetti, prima diventando direttore dello stabilimento di Bologna quindi responsabile della formazione degli operai a Ivrea. Appassionato di alpinismo, presidente del CAI di Ivrea, con l'occupazione nazista dell?Italia aderì alla resistenza. Fuggito da Ivrea si rifugiò in Val Pellice dove entrò nelle fila di Giustizia e Libertà, ma fu catturato dalle SS l'11 marzo 1944. Tradotto in carcere, torturato, fu fucilato a Villar Pellice assieme ad altri quattro partigiani il 5 agosto 1944. Dopo la sua morte Adriano Olivetti chiese ai suoi familiari di "avere l'onore" di provvedere al sostentamento della moglie Lucilla Rochat e dei suoi tre figli.
Pochi conoscono invece le vicende della famiglia Jervis, che trovò profondi legami con il Museo Industriale Italiano. Thomas B. era cittadino britannico, cartografo e membro del War Office. Suo figlio e nonno di Willy, William Paget Jervis era nato in India, a Bombay nel 1831, ma per motivi di salute della madre si era trasferito in Italia, a Napoli. Cartografo e geologo, aveva compilato la carta geologica della Crimea, era stato garibaldino, ma aveva mantenuto la cittadinanza britannica. Autore di importanti saggi geologici tra cui Guida alle acque minerali d'Italia (Torino : Loescher, 1868) e  I tesori sotterranei dell'Italia (Torino : Loescher, 1873) era diventato docente all'Università di Torino e con la nascita del Museo Industriale Italiano ne era diventato il conservatore delle collezioni, rimanendo in tale carica sino al 1899. Sono gli anni in cui le collezioni si arricchiscono in naniera grandiosa sino a diventare una raccolta “assai grande, e tale da doversi ritenere come la più cospicua d’Italia, e forse di poco inferiore a quelle di altri Musei rinomati d’Europa”. William Paget sarà sostituito da Francesco Mazzola che morirà prematuramente nel 1901, lasciando vacante il posto per lungo tempo. Le collezioni nei primissimi anni del Novecento si continuano ad arricchire, ma la trasformazione che coinvolgerà il Museo Industriale e la Scuola di applicazione per gl'ingegneri, trasformandole nel 1906 nel Politecnico, porta definitivamente in secondo piano la dimensione museale dell'istutuzione. William Paget, di cui resta anche un parziale catalogo della biblioteca del Museo Industriale, morirà a Torino nel 1906.

Tuesday, April 17, 2012

Numero centocinque

Torino, 17 aprile 2012 - Numero centocinque


Ecco un estratto dall'ultimo numero di "Museologia scientifica"

Molte sono le cose che non si possono comprendere dalla semplice lettura di un libro ma è la conoscenza diretta a renderne possibile il far parte del nostro sapere. E se nel Settecento l’Anatomia finalmente usciva dalle botteghe dei cerusici per entrare come vera scienza nelle Accademie di Medicina e se ancora proprio in quei medesimi anni si cominciava a insinuare un meccanicismo nei processi biologici - e l’Homme Machine di Julien Offroy de La Mettrie ne fu il primo degli scandali - oggi ancor più la nostra conoscenza si deve estendere. Le macchine ci circondano, siamo diventati protesi delle macchine. Cono - scere le macchine significa allora conoscere l’uomo e questa conoscenza non deve interessare solamente i medici o i biomeccanici, ma anche i filosofi e i letterati, i giudici e gli artisti... E allora perché non fare autopsie di questi nuovi nostri organi? Queste furono le premesse e intorno a questa idea nacque il progetto di comunicare la scienza e soprattutto la tecnologia attraverso la scoperta fisica delle macchine e delle loro viscere. Perché nella pancia delle macchine non è nascosto solo il loro funzionamento ma in essa è depositato un passato di storie che si allargano nei contesti più vari e curiosi. E così negli anni a seguire di fronte a classi delle scuole primarie e secondarie, come pure in seminari per dottorandi o futuri giornalisti scientifici si incominciò in sordina ad anatomizzare macchine da scrivere e macchine da cucire, e queste esperienze dimostrarono la forza del comunicare attraverso il contatto diretto con le cose. Quando un giorno di fronte a una classe di quinta elementare un ragazzino Down espresse la sua meraviglia di fronte a una Olivetti Lexikon 80 appena dissezionata di cui non aveva avuto mai prima alcuna esperienza diretta e disse che “era più bella di un computer, perché ... non c’ha la spina e ha dentro la stampante” questa fu la prova del nove che questo nuovo format poteva essere esteso anche al grande pubblico. 

L'immagine è stata ripresa nel teatro anatomico dell'università dagli studi di Torino durante l'Autopsia di un telefono nel novembre del 2008.